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Certificates: opportunità per ridurre il carico fiscale

Gli investitori sono alla costante ricerca di strumenti finanziari in grado di offrire sia opportunità interessanti di rendimento, sia una certa protezione del capitale.

Gli investitori sono alla costante ricerca di strumenti finanziari in grado di offrire sia opportunità interessanti di rendimento, sia una certa protezione del capitale.

Tra questi, i certificati di investimento, grazie alla loro spiccata versatilità e flessibilità, si stanno sempre più affermando come un'alternativa rispetto all'investimento nei più tradizionali strumenti finanziari anche in ottica di diversificazione dei portafogli. Ma i certificati non sono solo un valido strumento di investimento: sono anche un potente alleato per ottimizzare il proprio profilo fiscale.

Infatti, uno dei principali vantaggi offerti dai certificati è proprio la loro capacità di generare redditi diversi che possono essere utilizzati dall'investitore per compensare o riprogrammare le perdite pregresse. Il recupero delle minusvalenze presenti nello zainetto fiscale contribuisce a massimizzare il rendimento del portafoglio.

##### Minusvalenze in scadenza? Compensale con i certificate

Non tutti gli strumenti finanziari consentono la compensazione/pianificazione fiscale. Secondo la normativa attuale, possono essere compensate solo le minusvalenze realizzate fino ai quattro anni successivi dalla loro maturazione, ed esclusivamente utilizzando strumenti che generano redditi diversi. Ed è qui che entrano in gioco i certificati, strumenti derivati che rientrano sotto la regolamentazione dell'articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sul Reddito (Tuir), che si occupa proprio della gestione dei redditi diversi.

Come tali, tutte le plusvalenze generate attraverso i certificates (sia i premi periodici, sia l'eventuale gain derivante dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita) rientrano nella categoria dei "redditi diversi" e sono soggette a un'imposta del 26% sui capital gain — una tassazione del tutto analoga a quanto applicato sul rendimento di azioni, fondi di investimento ed ETF, ma con questi ultimi non è possibile beneficiare del vantaggio della compensazione delle minusvalenze.

##### Tipologie di certificates

Tra le tipologie di certificati presenti sul mercato, i tradizionali Memory Cash Collect sono tra quelli che ben si adattano all'obiettivo della compensazione. Si tratta di certificati molto diffusi ed utilizzati dagli investitori con l'obiettivo di incassare premi, tipicamente mensili o trimestrali, a condizione che la quotazione del sottostante non scenda al di sotto di una certa barriera — solitamente collocata al 40-50% dai livelli di riferimento iniziali del sottostante, spesso un basket "worst of" (si osserva solo il titolo con la performance peggiore del paniere).

Tra i Cash Collect, una struttura che ben si presta per la compensazione delle minus è il Maxi Cedola: prevede il pagamento di cedole periodiche condizionate a una barriera (come un normale Cash Collect), ma offre anche una corposa maxi-cedola, spesso incondizionata, pagata già alla prima data di pagamento — ideale per chi ha la necessità di compensare minusvalenze in scadenza.

Il 31 dicembre è l'ultimo giorno utile per compensare le minusvalenze maturate negli ultimi 4 anni: un credito fiscale che dal 1° gennaio successivo andrebbe perso se non viene generata per tempo una plusvalenza utile per compensarla.

##### Una simulazione dei benefici

Supponiamo che un investitore abbia accumulato in portafoglio una minusvalenza di 10.000 euro. Per compensarla entro fine anno, potrebbe valutare l'investimento di 100.000 euro in un certificato in grado di offrire una maxi-cedola iniziale di almeno il 10%. Già dopo un mese dall'emissione del prodotto, potrebbe venire riconosciuto un provento assimilabile a reddito diverso di 10.000 euro, permettendo di sfruttare un credito fiscale che altrimenti andrebbe perduto.

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